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ADOLFO BIGIONI     THEOBJECTSUBJECT 

La pittura di questo straordinario artista, mette in scena l’analogia tra “realtà e rappresentazione artistica” ponendo in evidenza ai nostri occhi la verità di oggetti, di cose che ci circondano ma che osserviamo senza attenzione. Lavori che ci costringono ad analizzare immagini che non avrebbero destato interesse in una situazione quotidiana, o al di fuori della sua rappresentazione pittorica.

L’eccesso della pittura. Enfatizzate e ridondanti sono le sue opere, anziché iperrealistiche. Dove la perfezione del reale è comprensiva delle sue imperfezioni.

Adolfo Bigioni vuole riprodurre tutto: i tocchi di luce sulla lucida rotondità di un calice, lattina o brocca, la rugosità di un’arancia o limone, le ombre delle foglie accartocciate, come la fragranza succosa della polpa delle fragole, o le morbide e silenziose pieghe di drappi di stoffe, o il suono crepitante dell’accartocciarsi delle buste di carta. Vetri trasparenti e traslucidi, in qualche lavoro pieni di confetti colorati, si appropriano della luce riflettendone a volte quasi raggi accecanti. Una luce che blocca, candisce, tormenta, cristallizza e congela tutto, irreale ma viva, una luce ricca di energia che avvolge gli oggetti donandogli quella vitalità che sembrano non avere più in una realtà quotidiana, trasformandoli in soggetti.

L’oggetto-soggetto è la ricerca primaria di come oggetti di uso comune, possano diventare soggetti inesplorati, che attraverso gli occhi dell’artista sprigionano dettagli apparentemente a noi sconosciuti, non frutto della fantasia creativa dell’artista ma oggetti reali dei quali conosciamo loro totalità, ma i particolari restano marginali all’oggetto stesso. La scelta dell’oggetto non è casuale, ma è determinata da ciò che in un attimo della giornata colpisce l’artista, così l’immortala fotograficamente per poi in un secondo momento elaborarla pittoricamente.

Un ready-made pittorico che al contrario dei Dadà, non fa uso dell’oggetto stesso come opera d’arte, ma concettualmente ne diventa l’oggetto-soggetto, non più la consacrazione dell’oggetto d’uso comune a opera d’arte attraverso la reinterpretazione rivoluzionaria e provocatoria dadaista, ma l’interpretazione pittorica dell’oggetto d’uso comune a soggetto della pittura, ricco di quelle invisibilità visibili poste in una dimensione quasi metafisica. Bigioni così oltrepassa i silenzi delle composizioni iperrealiste che nei temi coincidono, ma esulano dall’interesse di figurazioni oggettuali come l’iperrealismo degli anni settanta. Ogni opera è una rappresentazione scenografica assente di scenografia, in un luogo non definito composto di uno spazio nero e un piano “vuotoassoluto”.

Tecnicamente raffinatissimo, padrone dei colori e delle forme, compone equilibri di forze tra spazio luce e corpi, che solo attraverso la fotografia in alcuni casi si possono arrivare a tale capacità di rappresentazione, ma con il suo talento, Bigioni oltrepassa il limite fotografico dimostrando come sia in grado di infondere agli oggetti un’energia misteriosa. I suoi lavori sono ricchi di lucidità esasperata, quasi ossessiva, decisi da una luce sapiente, non quella di una giornata soleggiata, ma preferibilmente quella dei teatri di posa, là dove è costruita la scenografia cinematografica. Le sue nature morte sono intenti di istanti statici, sospesi e appassionanti di una realtà oggettiva definita, dove una luce implacabile divora tutto. Il costante recupero della realtà oggettiva riaffiora dopo anni di arte astratta, cerebrale, concettuale, di pittura gestuale e grumi materici. La luce-materia dell’arte italiana prospettica di Piero della Francesca come fattore strutturale e decisivo delle armonie del mondo, diventano la contemporaneità pittorica di quest’artista. Una cognizione della figurazione costruita con luce e colori artificiali, pone in evidenza la meravigliosa e suggestiva distanza tra oggetto e soggetto.  La pittura di Bigioni evolve così in un conflitto di supremazia infinita tra oggetto e soggetto, in cui la frutta, o il bicchiere, o la lattina, assume una percezione plastica e visiva sbalorditiva.

Antonio Fontana

Giugno 2015

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